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Strade, autostrade e chiusure per incendi

Numerosi incendi nel corso della scorsa estate hanno determinato la chiusura di tratti della rete stradale. Chiusure di poche ore ma che hanno interessato 20 km di A14 e costretto all’evacuazione dello stabilimento FIAT. Quali le cause?

Però è chiaro che questa costante declassificazione messa in atto negli ultimi anni ha come mira quella di sottrarre al demanio accidentale dello Stato larga parte della rete infrastrutturale: una politica cieca messa in atto da molte Amministrazioni Comunali, per le quali le strade interessate dal provvedimento divengono automaticamente strade agrarie interpoderali di proprietà privata, con esclusione di qualsiasi forma di uso pubblico, volta al contenimento della spesa attuato attraverso una contrazione dei beni e ad una riduzione dei costi di manutenzione e di impoverimento del demanio.

Non deve stupire se alcuni Comuni hanno censito e normato questo immenso patrimonio con la mira però di declassificarne una parte ridefinendolo “viabilità agraria interpoderale di proprietà privata” e mantenendo ufficialmente come strade comunali soltanto quelle ricomprese all’interno dei centri abitati e includendo in questi elenchi alcune strade che non sono riportate nemmeno negli stradari ufficiali. Queste pratiche si sono ripercosse – e si ripercuotono costantemente – sull’attività delle Amministrazioni stesse, spesso chiamate in causa per manutenzioni e ripristini che non spettano; altre volte determinano l’impossibilità di aprire al pubblico transito strade che sono state di fatto considerate come private; altre volte ancora, la non chiara definizione delle strade di competenza comunale determina il ricorso a Ordinanze che impongono ai Privati la manutenzione della sede stradale, ivi compresi fossi e rivi. E qui si innesta il rischio incendi.

Imporre ai Privati la manutenzione della sede stradale ha costi elevatissimi, anche in termini di vite umane: da un lato, gli Enti proprietari delle strade (ma in alcuni casi anche i Gestori della rete su ferro) e quindi Pubbliche Amministrazioni, si sentono deresponsabilizzati dalla manutenzione, ritenendo di aver risparmiato sugli oneri di manutenzione poiché la stessa è stata delegata ai residenti; dall’altro, sono pronti a richiedere risorse allo Stato per fronteggiare i sempre più frequenti fenomeni di roghi o incendi che lambiscono le sedi stradali e, alle prime piogge si rilevano casi di dissesto idrogeologico che determinano frane e interruzioni della viabilità senza, apparentemente, avvedersi di aver determinato – o comunque aver giocato – un ruolo nel determinare incendi o smottamenti.

A fronte di scelte che potremmo definire “controcorrente”, come nel caso della Provincia di Torino che ha declassato ben 16 Strade Statali facendo registrare per il periodo 2007-2012 un incremento delle Strade Provinciali pari a 24.714 km, altre Province hanno operato in senso opposto, declassificando centinaia di chilometri di Strade Provinciali per affidarne la gestione ai Comuni: è questo il caso delle Province di Brescia, Genova, Grosseto, Lucca, Perugia, Terni, Teramo, Avellino, Foggia, Reggio Calabria, Enna; non ci si deve dunque stupire se, a pochi anni di distanza da queste declassificazioni – presumibilmente indotte da questioni di bilancio e contenimento della spesa, esattamente nelle Province citate -, si registrino fenomeni di incendi o di dissesto.