Come i vincitori nelle gare di Formula Uno, Sergio Matteo Savaresi è un campione. Di velocità e insieme dell’auto a guida autonoma. Professore ordinario di Automatica al Politecnico di Milano dal 2006, nel 2001 ha fondato il MOVE, un gruppo di ricerca tra i più importanti al mondo nel campo dei sistemi di controllo dei veicoli. E dal 2023 ricopre la prestigiosa carica di Direttore del Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria dell’ateneo, il più grande dipartimento universitario in Italia.

Un campione nel suo lavoro di studio e di sperimentazione sul campo della guida autonoma oltre che, come nella Formula Uno, campione di velocità, con le racing car a guida autonoma vincitrici sui circuiti americani e a Monza in Italia, oltre che a Cape Canaveral, sulla pista della Nasa. Ma dei suoi successi mondiali, con bolidi che sfrecciano a 300 km/h, parleremo più avanti. Perché è dall’altro suo sogno, non dalla velocità, che vogliamo cominciare. Quello che potrebbe davvero cambiare la mobilità urbana in Italia, la vita quotidiana di noi cittadini grazie all’uso combinato dell’auto a guida autonoma condivisa con l’intermodalità.
Lo scopo è ridurre sensibilmente l’impatto sull’ambiente degli spostamenti motorizzati e delle emissioni in atmosfera, risolvendo contemporaneamente la congestione e il traffico nelle città che il passaggio dal motore endotermico all’elettrico, da solo, non elimina. «È nell’intermodalità il futuro più realistico – spiega il professor Savaresi – in un uso più intenso dei mezzi di trasporto collettivi come treni, sia ad Alta Velocità sia regionali e pubblici ovvero bus, tram e metropolitane. Ma il vero punto di svolta potrebbe essere l’evoluzione della mobilità condivisa, del car sharing, combinato con l’introduzione della guida autonoma. Oggi le famiglie possiedono quasi sempre più di una vettura, fino a tre o quattro. Bisognerebbe tornare all’auto di famiglia, una sola. Per le altre necessità interverrebbero le auto condivise di nuova generazione, ovvero a guida autonoma».
Il concept che Savaresi propone è nuovo, potremmo definirlo un’evoluzione del valet service. «Nel momento in cuimi devo spostare, localizzo la vettura in car sharing più vicina a me, non oltre i 700-800 metri da dove mi trovo – continua – e la chiamo con l’app. Questa viaggia con la guida autonoma a 30 km/h, non serve vada più veloce, fino a me: salgo e la porto a destinazione. Quindi la lascio, pronta per essere chiamata dal cliente successivo oppure, se necessario, per andare a fare rifornimento». Così l’uso di flotte di veicoli autonomi condivisi saturerebbe la domanda di mobilità. «Dallo studio approfondito che abbiamo condotto analizzando i dati di milioni di box telematici – elaborati in collaborazione con Unipol, naturalmente dopo averli resi anonimi -, abbiamo potuto concludere che questa modalità di sharing porterebbe all’eliminazione di nove auto su dieci. Close-up Of A Person Hand Holding Smart Phone Showing Car Sharing App On Screen

Ne basterebbe una al posto di dieci attuali per soddisfare le necessità di trasporto delle persone». Infatti, la gran parte delle auto di proprietà resta perlopiù parcheggiata, nei garage ove possibile ma, in particolare nelle aree metropolitane, più spesso ferma a ingombrare le strade e utilizzata solo per brevi periodi nell’intera giornata. Con la soluzione proposta dal professore del Politecnico le auto resterebbero in movimento, anziché ferme, e potrebbero servire tanti clienti diversi. «Il car sharing attuale fatica a trovare un equilibrio economico.
Questo nuovo concept, quest’automobile condivisa di nuova generazione – sottolinea Savaresi – funzionerebbe meglio anche come modello di business e si adatterebbe sia alle aree ad alta densità urbana sia alle città piccole e medie e alle aree interne». La sperimentazione è al via e si farà con tre Fiat 500 elettriche attrezzate per la guida autonoma per un periodo di 12 mesi. Ad autorizzare il test è il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti: i luoghi scelti dal gruppo del Politecnico sono Milano, Brescia e Darfo Boario Terme (BS).
Quindi una città metropolitana, una città media e un comune di 15mila abitanti nella Bassa Val Camonica, lontano dai centri principali e senza trasporto pubblico. In quest’ultimo caso il car sharing a guida autonoma è pensato per gli anziani che non hanno la patente, che potranno servirsene per raggiungere gli hub sanitari, ovvero ospedali, farmacie e poliambulatori». Questo è l’obiettivo finale che Sergio Matteo Savaresi si propone con l’attività del suo team, considerati i 45 milioni di auto private che circolano in Italia: «Anche se le trasformassimo tutte in elettrico, al momento a esclusivo vantaggio dei costruttori cinesi e poco gestibili dal punto di vista della ricarica in aree come Roma, non risolveremmo congestione, traffico e Pm5 da rotolamento. Va ridotto sensibilmente il parco». Ora la chicca finale: per accelerare il know how del gruppo e attrarre gli studenti più brillanti, dal 2022 il professore partecipa a gare di velocità con il racing team PoliMOVE, di cui è leader, e guida il progetto AIDA (Artificial Intelligence Driving Autonomous), due importanti progetti di applicazione di AI ai sistemi fisici e in particolare alla guida autonoma. «Con PoliMOVE – spiega ancora – partecipiamo all’Indy Autonomous Challenge, il campionato per le sportcar a guida autonoma nato a Indianapolis e che si è corso, oltre che sull’ovale di casa, anche a Las Vegas e Dallas e nel giugno scorso a Monza.
Una sorta di Formula Uno nella quale con la nostra auto abbiamo vinto tutte le gare e a settembre anche la finalissima contro l’Università di Modena e Reggio Emilia». Con il progetto AIDA, autorizzato dall’allora responsabile delle Smart Roads del Mit, Mario Nobile, che ha capito le potenzialità e la serietà della proposta, la sperimentazione è stata poi portata in Italia su strade aperte al pubblico. «Abbiamo partecipato alle edizioni del 2023 e del 2024 della Mille Miglia – conclude Savaresi -. In questo caso con una Maserati equipaggiata con un ‘robo-driver’ per consentire la guida autonoma». Infine, PoliMOVE detiene il record di velocità assoluta massima sulla pista di atterraggio dello shuttle a Cape Canaveral della Nasa, con 309 chilometri orari.
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