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Normativa e tecnologie per la riduzione del rischio idrogeologico

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La valutazione di compatibilità idraulica

Tale valutazione viene eseguita con due scopi principali:

  • verificare l’ammissibilità dell’intervento, considerando le eventuali interferenze tra i dissesti idraulici presenti e le destinazioni o trasformazioni d’uso del suolo collegate all’attuazione della variante;
  • quantificare l’incremento del coefficiente di deflusso e il conseguente aumento del coefficiente udometrico delle aree trasformate. Occorre quindi prevedere misure compensative volte a mantenere costante il coefficiente udometrico secondo il principio di invarianza idraulica.

Generalmente, le misure compensative consistono in volumi di invaso che permettono di realizzare la laminazione delle piene e la restituzione in falda. Con riferimento alla Regione Veneto, in linea con la D.G.R. 1322/2006, 2948/2009 e ss.mm.ii., tali opere compensative vanno dimensionate facendo riferimento ad un tempo di ritorno cinquantennale ed imponendo che la portata in uscita dall’ambito di trasformazione sia invariata rispetto allo stato ante-operam.

Pertanto, come previsto dall’invarianza idraulica, è necessario determinare – caso per caso – quale sia la portata in uscita prima della trasformazione, così da poterla assumere come riferimento per la progettazione degli invasi. Tale valore, indicato per unità di superficie, è rappresentato dal coefficiente udometrico u [l/(s*ha)]. Pur essendo un parametro variabile caso per caso, in funzione delle condizioni geomorfologiche, pedologiche e idrauliche del sito, si assume generalmente un valore pari a u = 10 l/(s*ha), con riferimento a terreni non urbanizzati.