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Manutenzione e ripristino pensando al paesaggio

Il caso di seguito presentato ha un'origine piuttosto singolare. Tuttavia i criteri usati per risolverlo vengono qui proposti perché possono essere utilizzati in casi più generali di manutenzione straordinaria di viadotti e di rampe

La situazione pregressa

Il Comune di Rho (MI) ha realizzato un parco urbano di notevoli dimensioni, a servizio da un lato degli abitanti di un quartiere storico (Lucernate) e dall’altro di un nuovo importante insediamento residenziale di edilizia pubblica (Contratto di Quartiere II – Lucernate). In mezzo al parco corre una strada veicolare di grande traffico (la via che da Rho porta a Magenta) e il percorso ciclopedonale che lo innerva passa sopra questa strada con un cavalcavia.

Immagini

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  • Il degrado delle rampe di accesso
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    Il degrado delle rampe di accesso
  • Intervento con reti metalliche sulle rampe di accesso
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    Intervento con reti metalliche sulle rampe di accesso
  • Una delle operazioni durante il varo della passerella ciclopedonale
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    Una delle operazioni durante il varo della passerella ciclopedonale
  • Una delle ultime operazioni prima del varo della passerella ciclopedonale
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    Una delle ultime operazioni prima del varo della passerella ciclopedonale
  • La configurazione attuale del verde sulle rampe di accesso
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    La configurazione attuale del verde sulle rampe di accesso

La struttura del manufatto è piuttosto modesta (circa 20 m di luce) e fu realizzata con un impalcato a travi-parapetto reticolari di alluminio. La realizzazione più estesa è stata invece la costruzione delle rampe di accesso al ponte: la configurazione stradale e la presenza di un canale laterale ha obbligato i Progettisti a disegnare i rilevati delle rampe con pareti piuttosto verticali. 

Escludendo i muri cementizi di contenimento terra per motivi paesaggistici, la soluzione scelta all’epoca fu un graticcio di legno ancorato con tiranti (pure di legno) al corpo dei rilevati. Per motivi di durabilità dei tiranti di legno, i rilevati furono realizzati prevalentemente di ghiaia. Il tempo ha mostrato che questa soluzione non  era perfetta, poiché la ghiaia progressivamente è fuoriuscita dal graticcio di legno, che a sua volta si era spaccato aggravando ulteriormente la situazione.

Circa due anni fa anche un incidente di tutt’altra natura si abbatté sul ponte: l’impatto di un pesante autoveicolo industriale di altezza fuori sagoma lo fece “volare via”, anche approfittando della leggerezza dell’alluminio.

L’intervento

Gli Autori del presente articolo sono stati recentemente incaricati da parte dell’Amministrazione Pubblica del progetto di tutto il ripristino e si sono trovati di fronte a questi fondamentali condizionamenti progettuali:

  • rispettare lo spirito paesaggistico originario, ma senza ripetere identicamente le soluzioni precedenti, poiché insoddisfacenti; 
  • contenere i costi di tutto l’intervento entro il costo di costruzione del solo impalcato precedente: e ciò per le solite ristrettezze (di “stabilità”) imposte a tutte le Amministrazioni Pubbliche.

Le soluzioni per il ripristino scelte in quest’ottica si sono dimostrate semplici ma efficaci come di seguito illustrato. Per l’impalcato si è scelta la più tradizionale soluzione di acciaio, meno costosa. Si è curato di inquadrarla nell’immagine urbana esistente tramite il colore della verniciatura dell’acciaio e il disegno dei parapetti, a rete, in modo da rendere continua la “striscia” visiva dei parapetti delle rampe. La costruzione dell’impalcato, inoltre, non doveva interferire con il traffico della sottostante strada. Si è quindi progettato un impalcato tutto saldato in officina, che è giunto in cantiere prefabbricato tramite un trasporto eccezionale notturno) e varato in opera direttamente dal convoglio del trasporto.

L’impalcato giunto in opera era già completo di lamiera grecata e di armatura della soletta, sicché il varo del ponte e il getto sono avvenuti in sequenza, il tutto in poche ore. Per le rampe si è proceduto con due diverse soluzioni. Dove lo spazio lo permetteva, si è accostato alle pareti verticali un volume di terra inerbita, che contenesse la fuoriuscita della ghiaia e che assicurasse stabilità al rilevato, anche in caso di degrado delle strutture di legno sommerse. 

Dove invece si doveva conservare la parete verticale, si sono apposte due reti di ferro zincato: una rete maglia più sottile (2×2 cm) per contenere la ghiaia e una seconda rete a maglia più larga (15×15 cm) per ritegno strutturale. Su questo sistema di reti possono ora crescere rampicanti senza compromettere la durabilità delle opere.

Conclusioni

L’opera è stata realizzata nei prezzi contenuti previsti e le soluzioni adottate sono certamente più durevoli delle lavorazioni eseguite in origine. L’aspetto paesaggistico e i caratteri del luogo sono rimasti perfettamente conservati.

Si vuole qui apprezzare il contributo (di tenacia) di Saverio Viscomi, l’Assessore che ha voluto l’intervento, della Carpenteria Mazzoleni (per le opere metalliche) e della Ditta Pellegatta (per le opere a verde).