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Il riutilizzo dell’acqua: risparmio, opportunità, equilibrio ambientale

Siccità e deficit di precipitazione riducono la disponibilità naturale della risorsa idrica rinnovabile, verso cui nuovi concetti e tecnologie avanzano, tutti tendenti al riutilizzo dell’acqua che si disperde

  For English version: https://www.stradeeautostrade.it/ambiente-e-territorio/water-reuse-savings-opportunities-and-environmental-balance/

Il riscaldamento globale è una delle conseguenze maggiormente percepite del cambiamento climatico. In particolare, l’anno 2023 ha registrato il primato storico di temperatura media globale pari a 17-18 °C. Tali temperature estreme non sono una sorpresa, ma si inseriscono in una temperatura storica consolidata, che riporta una correlazione tra le anomalie della temperatura globale, sempre maggiori e le anomalie delle precipitazioni sempre minori, aggravati dai fenomeni spesso catastrofici che si registrano nel nostro Paese e nel mondo.

L’Italia non risulta indenne al cambiamento climatico e alle sue conseguenze, proprio per la sua posizione nel cuore del Mediterraneo: a causa delle sue caratteristiche morfologiche si è riscaldata e continuerà a farlo più rapidamente della media globale. Quindi l’area del Mediterraneo diventerà sempre più arida per l’effetto combinato delle precipitazioni e dell’aumento dell’evapotraspirazione.

Il fenomeno della siccità

Da dati che esprimono il deficit di precipitazioni si evince che il 10% del territorio nazionale del Paesi dell’Europa mediterranea occidentale è stato colpito da siccità severo-estrema negli ultimi due anni e l’Italia si trova al quinto posto con una quota pari al 13,2% al di sopra della media europea.

La siccità è quindi sempre più al centro del dibattito pubblico in Italia, in particolare nei mesi estivi quando manifesta le sue evidenze e a causa di tali fenomeni l’Agenzia Internazionale per l’Energia ha stimato una riduzione dei flussi idrici pari al ─40% entro il 2050, che si sostanzia con la riduzione della superficie dei ghiacciai, la perdita del manto nevoso, l’innalzamento e l’aumento della temperatura del mare Mediterraneo.

1. Mappa del rischio siccità in Italia

Decreto siccità

Le Istituzioni nazionali hanno risposto ulteriormente alla crisi idrica 2023 con il Decreto Legge Siccità del 14 Aprile, che ha come obiettivo la semplificazione e l’accelerazione delle procedure autorizzative, con riferimento alla costruzione di infrastrutture idriche e l’efficientamento della risposta di Governo e Regioni alla crisi idrica.

Il Decreto punta a incrementare la resilienza dei sistemi idrici e a ridurre la dispersione di tali risorse, aumentando i volumi utili degli invasi, realizzando sistemi di raccolta delle acque riutilizzando quelle reflue depurate e introducendo semplificazioni nella realizzazione degli impianti di desalinizzazione. In proposito, è stata costituita una cabina di regia composta da sette Dicasteri, che faccia una ricognizione e identifichi gli interventi più urgenti per contrastare l’emergenza idrica.

2. Ciclo di riutilizzo delle acque reflue

Acque reflue: una risorsa certa

Le acque reflue sono composte da circa il 99% di acqua e dall’1% di solidi sospesi, colloidali e disciolti. Sebbene la composizione esatta delle acque reflue vari in funzione delle sue fonti e nel tempo, l’acqua rimane ad oggi la componente principale.

La depurazione delle acque reflue gode generalmente di poca attenzione sociale e politica rispetto alle sfide riguardanti la fornitura idrica e in particolare in un contesto di scarsità consolidata, i cui effetti possono avere un impatto dannoso sulla disponibilità della fornitura, sulla salute dell’uomo e sull’economia.

Il trattamento delle acque reflue può seguire un apporto centralizzato o decentralizzato.

Nei sistemi centralizzati le acque reflue vengono raccolte a partire da un ampio numero di utenti, come nelle aree urbane trattando uno o più siti. I costi relativi alla raccolta rappresentano più del 60% del budget totale per il trattamento delle acque reflue in sistemi centralizzati.

Il D.Lgs. 152/06 costituisce una pietra miliare, fornendo le fondamenta atte a stabilire con compiutezza i limiti, le capacità di trattamento, i sistemi più avanzati, in genere basandosi sui principi del Trattamento biologico a fanghi attivi che in modo organico si pongono al servizio della “fonte” restituendo all’uso un’acqua trattata e ultrafiltrata, in ossequio al detto Decreto, e altresì al regolamento UE 741/2020 e Legge Decreto Siccità n° 68/2023.

Il progetto Acquabis

Nella esperienza della Società Manzi Srl (www.manzi.it), fortemente presente nell’ambito del trattamento delle acque reflue sia in ambito pubblico che privato, è stato studiato il recupero delle acque per uso irriguo delle aree di servizio autostradali per carburanti ove le aree attigue sempre più oltre che di sosta, stanno divenendo piacevoli oasi di intrattenimento lungo il percorso stradale e quindi ben si prestano come recupero da impianti di depurazione acque reflue, trattamento e riuso acque meteoriche, trattamento e recupero acque piovane dei tetti e simili.

3. Confronto percentuale tra fonti e utenze

Il progetto Acquabis nelle stazioni di servizio

Le stazioni di servizio presentano un rilevante consumo di acqua, dovuto generalmente ai servizi bar, wc, lavaggio auto, irrigazioni di aree a verde. Attraverso l’implementazione di sistemi di trattamento acque è possibile recuperare gran parte dell’aliquota altrimenti destinata allo scarico. Ipotizzando una stazione di servizio media, con un piazzale di 2.000 m2 e superfici di coperture pari a 500 m2, possiamo stimare un flusso di acque meteoriche sulle stesse superfici pari a 2.250 m3/anno sulla base di una piovosità media pari a 10 mm per 90 giorni all’anno, ovvero circa 6 m3 al giorno se opportunamente stoccate.

Per la quota di acque meteoriche che cadono sul piazzale possiamo perciò implementare i sistemi di trattamento dissabiatura/disoleazione mediante il nostro modello GNL con filtrazione finale su colonna a carbone attivo mod.FCM manuale o mod.FCA automatico, che consentono di recuperare integralmente il volume precipitato. Sarà possibile poi inviare il tutto a un serbatoio di stoccaggio e utilizzare successivamente le acque accumulate.

È possibile recuperare anche la quota relativa al tetto di copertura attraverso il sistema di trattamento modello Acquabis che consente in unico serbatoio le fasi di filtrazione, accumulo e sterilizzazione dell’aliquota stoccata. Per quanto riguarda le acque reflue dai servizi di bar e wc con utenze di 1.000 persone al giorno ed autolavaggio con una pista e tre box self per mediamente un lavaggio di 100 macchine al giorno, possiamo arrivare ad uno scarico di acque reflue pari a 35 m3/g ovvero 12.775 m3/anno, di cui circa 25 m3/g provenienti da bar, cucine e wc, mentre 10 m3/g dal servizio di autolavaggio. Per quanto riguarda le acque reflue provenienti da bar, wc e cucine il maggior consumo di acque è quello relativo ai servizi igienici che da soli possono rappresentare l’80-90% del consumo totale di acqua.

4. Bilancio idrico tra fonti totali e utenze

Per la quota proveniente da bar, cucine e wc attraverso l’utilizzo di un depuratore biologico a fanghi attivi modello DFSBR abbinato a sistemi di ultrafiltrazione modello MBR è possibile trattare e riutilizzare l’intera quota degli scarichi o parte di essa. Per quanto riguarda la quota proveniente invece dall’autolavaggio è possibile, attraverso un impianto mod.DCAR abbinato a filtri sabbia/carbone mod.FQCM manuali o FQCA automatici, consentire un recupero di circa il 90% di acque utilizzate nel lavaggio, così che le stesse potranno essere di nuovo immesse nel circuito di lavaggio garantendo un netto risparmio dei consumi.

Le acque recuperate possono trovare impiego nell’irrigazione delle aree a verde della stazione, così come previsto dal Decreto Siccità, oppure ai sensi del DM 183/05 essere riutilizzate per ricaricare le cassette wc o all’interno del circuito lavaggio macchine. Ipotizzando un riutilizzo su un’area a verde della stazione di 500 m2 (con un consumo di 8 l/m3 da irrigare), avremmo un fabbisogno di 4 m3/g per irrigazione, per quanto riguarda il recupero su cassette wc possiamo stimare un riutilizzo di 22 m3/g, mentre per il ciclo di autolavaggio possiamo impiegare 9 m3/g di acque riutilizzate. Avremmo quindi potenzialmente circa 35 m3/g di acque da destinare al riutilizzo, recuperabili pressoché integralmente o in parte utilizzando i sistemi sopra citati.

Conclusioni

Il riutilizzo dell’acque reflue e meteoriche, in ambito privato e pubblico, offre incredibili potenzialità ponendosi come sfida da affrontare nel presente e nel prossimo futuro. Dal breve esempio riportato si può notare come è possibile recuperare e destinare a vari scopi acque che altrimenti verrebbero semplicemente scaricate al recettore finale.

5. Sistema integrato di trattamento/recupero acque reflue

Oltre all’importante impatto ambientale, il sempre crescente costo per m3 di acqua utilizzata pone interessanti prospettive economiche, che rendono sempre più conveniente puntare sul riutilizzo di una risorsa che sta sempre diventando più scarsa. Soluzioni di riutilizzo delle acque reflue stanno divenendo obbligatorie in vari Paesi del mondo e in Europa.

Ad esempio, in Andalusia, un’Ordinanza del Governo locale proibisce dall’inizio del 2024 l’uso delle acque potabili ai fini irrigativi e per lavaggi in particolare nei mesi più caldi e siccitosi. E proprio in questa Regione della Spagna nella zona di Malaga abbiamo potuto supportare le necessità nel progetto di riciclo delle acque di autolavaggio per recupero e irrigazione con la fornitura di 24 impianti denominati Acquabis, che hanno riscosso notevoli apprezzamenti.

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