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Il ponte degli Acquedotti a Tivoli tra resti archeologici e orografia complessa

Con la nuova opera sarà finalmente risolto il problema della fluidità e della sicurezza stradale della S.P. 33 “Empolitana” nel tratto di collegamento tra l’abitato di Tivoli e lo svincolo autostradale di Castel Madama

sfondo integra

La variabilità dell’altezza delle travi fa sì che esse dai 2,50 m in corrispondenza delle spalle raggiungano rispettivamente 4 m sulla pila centrale per la trave interno curva e 4,30 m per la trave esterno curva, essendo la differenza di altezza dovuta alla pendenza trasversale della piattaforma stradale in curva.

L’impalcato risulta irrigidito da una serie di diaframmi ad interasse variabile tra i 3,75 m in corrispondenza della pila e i 5,5 m dell’interasse corrente. In corrispondenza di tali diaframmi sono disposti gli irrigidenti verticali d’anima, che nelle zone di maggiore altezza della trave, adiacenti alla pila, sono integrati nella loro funzione dalla presenza a circa un terzo dell’altezza d’anima di un coppo di irrigidimento longitudinale.

I diaframmi presentano una struttura reticolare realizzata con profili normali, salvo i diaframmi di spalla con struttura a parete piena. L’altezza dei diaframmi correnti è variabile (2,0, 2,5 e 3,0m) a seconda dell’altezza delle travi principali.

I correnti inferiori dei diaframmi sono utilizzati anche per sorreggere e ospitare due passerelle metalliche d’ispezione che corrono sull’intera lunghezza del ponte. Le due travi principali e la spina portano una soletta di spessore 26 cm, gettata su predalle metalliche tralicciate, con sbalzi che arrivano a misurare fino a 2,72 m dall’asse delle travi.

Su questo impalcato saranno ospitate due corsie da 3,5 m con banchine da 1 m e due marciapiedi ciclo-pedonali da 1,5 m netti ciascuno, disposti esternamente alle barriere di ritenuta. Le due corsie saranno organizzate in un unico senso di marcia a salire verso Tivoli, che andrà a formare una grande rotatoria con la S.P. 33 che in questo tratto sarà trasformata a senso unico a scendere, risolvendo così il problema delle strettoie al di sotto degli archi degli acquedotti romani.