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I grandi rischi di massa, i pesanti compiti delle Imprese di bonifica e l’insostenibile leggerezza della Politica

In questo articolo cercheremo di risolvere il trinomio impossibile fra dura realtà, industria e attività di Governo

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I grandi rischi di massa

In Italia ne abbiamo principalmente due naturali – quello sismico e idrogeologico – e due provocati dall’uomo – quello ambientale e la circolazione stradale.

Il rischio stradale è il più normato per quanto riguarda l’utente della strada, ma non lo è affatto sul versante dei Gestori (vedi art. 14 del Codice della Strada che lascia ad essi assoluta autonomia di gestione) con gli esiti catastrofici cui abbiamo di recente assistito per crolli di ponti e viadotti.

Su questa carenza occorre porre rimedio, modificando il citato art. 14 o, quanto meno, imponendo ai Gestori la certificazione obbligatoria dell’esercizio, anno per anno. Quanto al rischio ambientale, il legislatore sta tardivamente correndo ai ripari, anche sospinto da forti spinte internazionali.  Restano i due maggiori rischi “di casa”: il rischio sismico e idrogeologico. 

Il rischio sismico e idrogeologico

Su entrambi molto si è promesso da parte dei Governanti di turno, ma poco si è fatto, con qualche lodevole eccezione, per lo più attribuibile all’indomita volontà di ricostruzione delle popolazioni colpite.

In particolare, il rischio idrogeologico costituisce la Cenerentola di questo inventario dell’Italia delle disgrazie. Lo affermiamo non già perché lo Stato non abbia stanziato finanziamenti per il rischio idrogeologico (da una nostra ricerca da varie leggi risultano stanziati la bellezza di 22 miliardi), ma perché quasi sempre non si riesce a coordinare tali finanziamenti fra di loro né il rapporto fra centro ed Enti Locali, né fra questi ultimi e la progettualità industriale delle lavorazioni di bonifica.

  • Rischio sismico
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Per ovviare a questa carenza, il primo Governo Conte ha approvato presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri una Cabina di Regia che, tuttavia, a causa dei noti rivolgimenti politici, non ci risulta abbia ancora funzionato.

È stato anche varato dal Ministro Costa un disegno di Legge sul contrasto al rischio idrogeologico, i cui possibili vantaggi  si vedranno in futuro.

Ma il ritardo al riguardo persiste anche a livello industriale in quanto, in assenza da decenni di domanda, non si è conseguentemente sviluppata una adeguata offerta di progettualità, know-how e connessione fra i vari settori delle azioni di contrasto al rischio idrogeologico (dotazioni di gestione in sicurezza delle acque meteoriche, difesa del suolo, acque correnti, laghi e dighe, acquedotti e canali per utenze domestiche, industriali e agricole).

Tutti questi settori di intervento non si parlano fra di loro e, addirittura, manca sovente la connessione anche fra le Imprese di diverse specialità all’interno dei quattro grandi raggruppamenti del governo delle acque.

Tutti questi ritardi derivano dalla pressoché totale assenza di domanda pubblica di interventi preventivi e manutentivi in tale settore, il che è particolarmente pericoloso in presenza dell’aggravamento di questo rischio nel nostro Paese derivante dall’abbandono della montagna, dall’industrializzazione selvaggia dell’agricoltura nelle campagne, dei mutamenti climatici: si interviene invece solo al disastro avvenuto.

Per ovviare a tutte queste carenze nella gestione dei grandi rischi di massa in Italia proponiamo, per quanto ci riguarda, una task-force di industriali per progettare interventi settore per settore di rischio, con la necessaria connessione territoriale tenuto conto dell’evoluzione dello stato dell’arte.

Analoghe connessioni dovrebbero realizzare i Comuni (nel sismico già ci sono) per trovare soluzioni semplificate a problemi simili. Il centro (la Cabina di Regia, MIT, Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare) dovrebbe andare incontro a quelle iniziative assumendone il coordinamento.

  • AISES
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I pesanti compiti delle Imprese di bonifica

L’assenza o la carenza di domanda pubblica di prevenzione e di bonifica (la domanda privata in questi settori è del tutto marginale) ha di conseguenza congelato l’offerta industriale, onde non esistono grandi progettualità, coordinamento di forze d’impresa, approfondimento di know-how e, più in generale, la creazione consapevole di uno stato dell’arte volto a contrastare i rischi sismici, idrogeologici, ambientali e della circolazione stradale: quest’ultimo, come detto, limitatamente alle autonomie gestorie.

In tale situazione, la task-force industriale si dovrebbe formare in prima battuta, a tavolino, settore per settore, per iniziare un dialogo con le Istituzioni di riferimento, sia locali che nazionali, attivando così un processo volto a mobilitare le risorse economiche già stanziate ovvero per chiederne delle nuove.

Il difficile è far compiere a queste Imprese, organizzate in categorie e associazioni diverse, il primo passo, abbandonando le loro pigrizie corporative per confrontarsi con altri soggetti imprenditoriali non conosciuti vincendo comprensibili diffidenze.

Oggi le Imprese, particolarmente quelle specialistiche – e quelle che operano in questi settori lo sono – con i loro brevetti, segreti di lavorazione, modelli di produzione, ecc. per aprire questi nuovi ed enormi mercati, debbono avere il coraggio di uscire in mare aperto, rischiando poco (l’attuale mercato è asfittico) per ottener molto, anzi moltissimo.

Non ci sono solo i 22 miliardi già stanziati per l’idrogeologico e fondi già destinati per il sismico: per ambiente e infrastrutture c’è la possibilità di rivolgersi anche a fondi europei o alla possibilità di ottenere dalla UE lo scomputo di queste tipologie di interventi pubblici dal rapporto debito/PIL.

Insomma, occorre ritrovarsi fra Imprese e Associazioni di Imprese per costituire questa task-force contro i grandi rischi di massa del Paese a fronte di investimenti pubblici nazionali e UE di grande rilevanza.

  • Codice della Strada
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L’insostenibile leggerezza della politica

Su questo spenderemo poche parole. Quanto suggerito dal titolo è ben noto: governare per rincorrere il consenso, facendo promesse impossibili da mantenere.

Osserviamo, però, che sul terreno dei grandi rischi le promesse non mantenute divengono particolarmente odiose a fronte di popolazioni sofferenti a causa di grandi disastri naturali o sinistri provocati dall’incuria umana.

In questi settori occorrono politiche di medio e lungo periodo, che progettino con gradualità prevenzione, protezione, manutenzione e bonifiche.

Questi programmi debbono essere concertati con gli Enti territoriali e con le Imprese dei settori di contrasto ai grandi rischi di massa. Solo così sarà possibile far girare le cose. Questa vuol essere una proposta per mettere in gioco tutti i soggetti qui evocati: Stato centrale, Enti locali, Imprese, soggetti danneggiati o danneggiabili, opinione pubblica.

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