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Fascicolo n° 128 Marzo/Aprile 2018

copertina 128

È auspicabile una riforma radicale del testo sui contratti del Nuovo Codice Appalti?

Quali saranno i passaggi che, dopo il voto del 4 Marzo, porteranno alla formazione del nuovo Governo? I primi sono già fissati con certezza: nelle tre settimane successive alle elezioni, si sono svolte le operazioni di scrutinio e di proclamazione degli eletti e il 23 Marzo le nuove Camere hanno celebrato la loro prima riunione.

Un’altra cosa è, però, altrettanto certa: chiunque governi dovrà dare priorità alla realizzazione delle infrastrutture e mettere in atto le azioni necessarie per far ripartire immediatamente il nostro settore che può dare all’Italia una crescita del PIL atta a portare a un 2% stabile, recuperando quote importanti dei 600.000 posti di lavoro persi.

Ribadisco, allora, la necessità di un significativo passo in avanti, non solo nella fase realizzativa delle opere ma anche in quella decisionale, nella quale – ancora – si riscontrano criticità legate ad iter procedurali lenti e farraginosi e ai troppi contenziosi pendenti soprattutto nelle fasi di aggiudicazione degli appalti.

In questi primi mesi dell’anno è aumentata la richiesta delle Imprese di una riforma radicale del testo sui contratti in vigore dall’Aprile 2016 con il nuovo Codice degli Appalti di ANAC. Forse andrebbe abolito e sostituito totalmente con le Direttive UE, poiché l’insofferenza che genera è data anche dalla sua complessa attuazione, in parte oggi affidata a Decreti Ministeriali e in parte alle Linee Guida dell’ANAC, non cogenti.

Sembra che si stia creando un ritorno a forme di aggiudicazione più vicine al massimo ribasso che non all’offerta economicamente più vantaggiosa e anche all’appalto integrato, di cui ha beneficiato in questi mesi il mondo dell’ingegneria e che si sta trasformando in una serie di Bandi di lavori.

Il piano infrastrutturale decennale per connettere l’Italia messo a punto dal Governo negli ultimi tre anni creerà 200.000 posti di lavoro e vale complessivamente 126 miliardi di Euro in dieci anni. I segnali sono quelli di una netta ripresa degli investimenti complessivi del Paese – pubblici e privati -, base fondamentale per una crescita che produca lavoro. Altrettanto, Bandi e investimenti pubblici si stanno riprendendo e hanno un attuale valore di circa 34 miliardi sul totale.

Il complesso dei programmi, già approvati, sulle infrastrutture di trasporto nazionali di primo livello (Snit 1) – ferrovie, strade, autostrade, porti, ferrovie urbane e metropolitane e aeroporti – ad oggi è già finanziato. Nel rivedere al rialzo all’1,5% le proprie stime sull’andamento dell’economia italiana per il 2018 (dal precedente 1,3%), la Commissione UE ha rilevato che le prospettive di crescita restano “moderate” a causa soprattutto “del limitato potenziale di crescita”.

Ci sono anche attività che avranno un ruolo sempre più determinante per la crescita dell’economia italiana e per la competitività del Belpaese in Europa, oltre che per la sostenibilità ambientale: una di queste è la logistica.

Non è certo un caso che “Logistica per la crescita sostenibile del Paese” sia il titolo scelto per l’analisi realizzata da Conftrasporto-Confcommercio Imprese per l’Italia per indirizzare chi guiderà il Paese verso una strategia organica di intervento nel settore.

Per la progettazione delle infrastrutture è importante adottare le gare con il BIM che, al momento, coprono una quota minima del complesso della domanda pubblica. Sarà un percorso di evoluzione continua che dovrà essere accompagnato da un cambio di intendere la progettazione e la filiera stessa dell’appalto e della collaborazione tra gli attori del  processo ideativo-costruttivo. L’Oice e i suoi Associati hanno già accettato la sfida: all’estero già da anni si lavora così

Claudio Capocelli

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